Login    

«Snam, dopo la pandemia più forti idrogeno e biometano»

«La fase post-emergenza può portare a un'accelerazione nella transizione energetica in Europa, con una spinta alle rinnovabili e in particolare all'idrogeno, tanto più ora che sperimentiamo un'aria più pulita», dice Marco Alverà, amministratore delegato di Snam, colosso delle infrastrutture per il gas e l'energia. Sul futuro dell'Italia si dice «tutto sommato fiducioso: ci potranno essere problemi, ma siamo il primo Paese occidentale a essere entrato in emergenza, saremo i primi a uscirne. Se ci impegniamo possiamo ripartire bene, mobilitando investimenti e capitali privati».

 

Dottor Alverà, qual è l'impatto dell'emergenza su Snam?

«Abbiamo messo in sicurezza i nostri colleghi e i collegamenti energetici. A beneficio della collettività, tra donazioni e acquisti per conto della struttura del commissario straordinario, abbiamo acquistato 1.600 ventilatori polmonari e 4,7 milioni di mascherine».

 

Che Italia vede dai consumi di gas?

«Settimana scorsa abbiamo registrato un -12%, combinato disposto tra il -30% di termoelettrico e industriale e un aumento dei consumi privati».

 

Il prezzo scenderà ancora?

«Da dicembre il gas si è praticamente dimezzato: effetto del petrolio, dei consumi e della stagionalità. Difficile dire se potrà scendere ancora. Di certo un prezzo così basso sarà d'aiuto alla ripresa». «Snam investe circa un miliardo di euro l'anno, prevediamo rallentamenti per circa 200 milioni di euro. Ma stiamo lavorando per capire come recuperare e andare oltre».

 

In che modo?

«Dobbiamo guadagnare tempo. In dieci anni contiamo di investire 14 miliardi di euro. Senza cambiare le norme, si potrebbero ridurre gli iter autorizzativi dagli attuali 1.200 a 450-500 giorni. Basterebbe far andare le autorizzazioni in parallelo».

 

Cosa si potrebbe ottenere?

«In 3-4 anni, come Snam, potremmo investire oltre un miliardo in più, anticipando progetti oggi in calendario per il 2024. Più in generale si potrebbero mobilitare, con capitali privati, 100 miliardi di investimenti, dai trasporti alla sanità, al comparto idrico e all'energia: in 5 anni si avrebbero 300 miliardi di pil in più, circa il 4% di crescita all'anno».

 

Il "green new deal" con cui l'Ue punta alla svolta verde rischia con questa crisi?

«Al contrario, assumerà ancora più importanza: il covid-19 è una occasione per cambiare con più incisività».

 

Perché punta sull'idrogeno?

«Anche gli analisti più ambiziosi ritengono che l'elettricità non potrà coprire oltre il 50% del mix elettrico al 2050. L'idrogeno e il biometano possono funzionare per i settori non del tutto elettrificabili come il riscaldamento. Per la produzione, puntiamo sul solare nel Sud Italia e in Nord Africa per poi trasportare l'idrogeno coi nostri gasdotti nel Nord dell'Europa: l'Italia può avere un ruolo centrale».

 

Farete nuove acquisizioni?

«Contiamo di proseguire il focus sulle piccole e medie imprese, in Italia come in Europa, nei nostri progetti innovativi su cui puntiamo 1,5 miliardi in 4 anni: biometano, mobilità sostenibile, efficienza energetica e idrogeno. Nella fase di ripartenza sarà ancora più importante. Intanto continuiamo ad assumere: 12 persone nell'ultimo mese, con col lo qui da remoto».

 

Perché avete deciso di mantenere il dividendo?

«E’ stata una scelta in linea con il settore, grazie alla nostra solidità finanziaria. Manteniamo un impegno nei confronti di tutti gli azionisti, anche dei tanti cassettisti, piccoli risparmiatori, cui in un momento difficile una cedola sostenibile può fare piacere».

Page Alert
ultimo aggiornamento
18 maggio 2020 - 12:40 CEST