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Blog Post: l’Europa lancia la “Strategia Idrogeno” per raggiungere la neutralità climatica al 2050

Hydrogen

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La Commissione europea l’8 luglio ha messo nero su bianco la strategia che fa perno sull’u tilizzo dell’idrogeno per raggiungere i suoi obiettivi di decarbonizzazione e fare dell’Europa il primo continente a impatto zero sul clima – il cosiddetto Green Deal – arrivando nel 2050 a non generare più emissioni nette di gas a effetto serra.

Dopo i successi raggiunti nel corso degli ultimi vent’anni con lo sviluppo della produzione di energia da fonti rinnovabili (fotovoltaico, eolico e altre), che avrà anch’essa un ruolo fondamentale nel raggiungimento degli obiettivi climatici, la decisione di puntare anche sull’i drogeno segna un punto di non ritorno: l’idrogeno, per le sue caratteristiche, consentirà infatti di dare una soluzione a quei problemi che fino a oggi in molti settori hanno reso difficile, incerto, diseconomico, l’impiego delle rinnovabili.

La Commissione europea stima che la quota di idrogeno nel mix energetico debba passare dal meno del 2% attuale  al 13-14% entro il 2050. E la decisione di tracciare un quadro di sviluppo per l’intero continente è fondamentale per centrare l’obiettivo. Lo è a livello politico, ma lo è altrettanto a livello economico, perché la continua discesa dei costi e i continui progressi tecnologici possono realizzarsi solo con grandi volumi di attività e consistenti economie di scala. Le cifre che l’E uropa, tra fondi pubblici e risorse private, può mettere in campo sono davvero importanti: Bruxelles stima che per la produzione di idrogeno verde (cioè quello ottenuto esclusivamente da fonti rinnovabili e non da combustibili fossili) nei prossimi 30 anni si possano investire tra i 180 e i 470 miliardi di euro.

Per favorire lo sviluppo di un’economia dell’idrogeno in Europa, la Commissione ha dato vita anche alla Clean Hydrogen Alliance, un forum aperto a istituzioni, aziende e rappresentanti della società civile con un ruolo di proposta e di stimolo. Al lancio dell’alleanza, oltre al vice presidente Frans Timmermans e ai commissari Kadri Simson (Energia) e Thierry Breton (Mercato Interno), hanno preso parte anche i ministri di vari governi europei e i CEO di alcune tra le aziende più impegnate sull’idrogeno come Bosch, Michelin, Snam e Verbund.

L’idrogeno può essere una materia prima, un carburante, un vettore e un mezzo per l’accumulo di energia e ha molte possibili applicazioni nell’industria, nei trasporti, nella generazione di energia. Tante possibilità, con una sola cosa in comune, ma fondamentale: nessuna emissione di CO2 quando viene utilizzato. Ecco perché l’idrogeno è essenziale nello sforzo globale di raggiungere la neutralità climatica e attuare gli impegni presi con l’Accordo di Parigi.

Ma è anche una straordinaria occasione per dare all’Europa un vantaggio competitivo su altre aree industrializzate del pianeta. Alcuni Paesi, a partire dalla Germania, si stanno già muovendo con strategie ad hoc e l’Italia ha tutte le carte in regola – dalla posizione geografica all’a ssetto infrastrutturale e alle tecnologie già sviluppate – per far parte del gruppo di testa. Ben venga quindi un’azione europea, coordinata e incentivata da Bruxelles.

Conosciamo bene le caratteristiche dell’idrogeno e negli anni passati se ne è parlato diffusamente. Eppure oggi rappresenta una percentuale ancora piccola del mix energetico della Ue. Che cosa non ha funzionato e per quale motivo oggi diventa invece la scelta decisiva, vincente? Molto semplice. La rapida diminuzione del costo delle energie rinnovabili, lo sviluppo tecnologico e le pressioni dell’opinione pubblica in poco più di un decennio hanno cambiato completamento lo scenario. Oggi si può fare.

Come si è detto, l’idrogeno ha un forte potenziale nel trasporto e nello stoccaggio di elettricità prodotta da fonti rinnovabili, che da sempre rappresentano punti di debolezza, potendo offrire un supporto di back up alle variazioni stagionali e sistemi di connessione tra i luoghi di produzione e di consumo, anche utilizzando le strutture già esistenti per il trasporto del gas. Inoltre può sostituire l’impiego di combustibili fossili in alcune attività industriali con forti livelli di emissioni, come l’industria siderurgica e quella chimica. E può essere utilizzato come combustibile per mezzi pesanti su strada, treni, navi e aerei.

Insomma, è partita una corsa che potrà vederci in prima linea sul fronte ambientale, coerentemente con gli obiettivi di Parigi e con quelli europei di “carbon neutrality”. Ma l’Italia, con le sue imprese, le sue istituzioni, i suoi centri di ricerca, ha le carte in regola per essere leader anche sul fronte industriale, con soluzioni innovative per la competitività dell’intero sistema-Paese, investimenti e nuovi posti di lavoro.

Per saperne di più:  https://ec.europa.eu/energy/sites/ener/files/hydrogen_strategy.pdf

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ultimo aggiornamento
15 luglio 2020 - 12:27 CEST