Domande e risposte
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Domande e risposte

Per saperne di più sul gas

  • Perché abbiamo bisogno di gas?

    Il gas metano è invisibile ma lo utilizziamo tutti i giorni. Viene usato a fini domestici (ad esempio per cucinare o per riscaldarci), per alimentare le industrie, per produrre elettricità e per spostare merci e persone. L’82% delle famiglie italiane è servito dal gas per usi domestici.

    Con 1 metro cubo di gas si può: cucinare pasta per 90 persone, riscaldare un ufficio per 8 ore, guidare una macchina per 16,7 km, generare elettricità utile a ricaricare uno smartphone e usarlo per 142 giorni.

  • Cosa c'è da sapere sul metano?

    Il metano è una fonte di energia efficiente e flessibile che offre grandi opportunità nel percorso verso lo sviluppo sostenibile. Sia nella generazione di elettricità sia nei trasporti su strada e via mare consente di eliminare il particolato e di diminuire sensibilmente le emissioni di anidride carbonica.

    La strategia energetica nazionale attribuisce un ruolo centrale al gas naturale anche negli anni a venire per accelerare il processo di decarbonizzazione del nostro Paese. Su scala globale, il gas sarà decisivo nel processo di riduzione di emissioni e polveri pur soddisfacendo la crescente domanda di energia del pianeta.

    Il metano è inodore, incolore e non è tossico. Quello che viene avvertito come “odore di gas” proviene da una sostanza – il mercaptano – che viene aggiunta al gas naturale a fini di sicurezza per rendere subito riconoscibile la sua presenza nell’ambiente.

  • Ha ancora senso investire nelle fonti fossili? Il gas sarà mai un’energia rinnovabile?

    Il gas è il partner ideale delle rinnovabili per un’economia a basse emissioni. Questo ruolo fondamentale lo porterà a crescere dal 22% al 25% della domanda globale di energia entro il 2040.

    Il gas sta diventando sempre più una fonte al 100% rinnovabile e a zero emissioni grazie allo sviluppo del biometano. Questa fonte, che è anche programmabile, è prodotto dalla digestione anaerobica di biomasse agricole e altri rifiuti organici, nonché dalla gassificazione termica di residui legnosi. Un contributo aggiuntivo può venire dall’idrogeno ricavato da elettricità rinnovabile e dal metano sintetico prodotto da idrogeno rinnovabile.

    Il gas rinnovabile può dare un contributo significativo a decarbonizzare l’Europa e a garantire risparmi per 140 miliardi di euro l’anno, rafforzando al contempo la sicurezza energetica del nostro continente. Infatti, il gas rinnovabile può essere trasportato, stoccato e distribuito attraverso le infrastrutture del gas e integrato in modo efficiente con l’elettricità rinnovabile per ridurre i costi della decarbonizzazione.

    > Studio presentato dal consorzio Gas for Climate

  • Come si colloca l'Italia nel consumo di gas?

    Nel 2017 Snam ha immesso in rete circa 75 miliardi di metri cubi di gas, in crescita del 6% rispetto all'anno precedente. Nel nostro Paese i consumi aumentano ininterrottamente da tre anni.

    L’Italia è il Paese europeo con il maggiore utilizzo di gas naturale. Nel 2015 il metano ha rappresentato circa il 35% dei consumi energetici primari e il 40% della produzione lorda di energia elettrica.

  • E’ vero che i consumi di gas sono in calo?

    No, è falso. I consumi di gas in Italia sono in crescita ininterrotta da tre anni. Nel 2017 la domanda di gas è aumentata del 6% rispetto al 2016 e dell’11% rispetto al 2015.

    L’Italia è il Paese europeo con il maggiore utilizzo di gas naturale. Nel 2015 il metano ha rappresentato circa il 35% dei consumi energetici primari e il 40% della produzione lorda di energia elettrica.

  • Perché abbiamo bisogno di nuove infrastrutture?

    L'Italia dipende per oltre il 90% della propria domanda di gas dalle importazioni (rispetto a una media europea del 70%) e la nostra produzione interna è in declino. Più del 40% delle importazioni proviene dalla Russia.

    Realizzare nuove infrastrutture è perciò importante per diversificare le nostre forniture di gas e ricevere approvvigionamenti stabili e sicuri, oltre che per ridurre i prezzi e rendere il Paese più competitivo.

    Il metano è fondamentale per garantire la resilienza del sistema energetico in caso di eventi imprevisti come il blocco delle centrali nucleari francesi avvenuto nell’inverno del 2017, quando l’Italia riuscì a compensare il calo della produzione di energia elettrica solo grazie alle sue centrali a gas.

  • Quanto sono sicuri i metanodotti e impianti di compressione Snam?

    Snam opera in Italia da oltre 75 anni e realizza metanodotti interrati e impianti seguendo le più rigorose normative internazionali, anche sulla sismicità.

    In Italia oggi ci sono 34 mila chilometri di metanodotti (1.000 nel solo Abruzzo, 600 in Umbria): nei principali eventi sismici degli ultimi 40 anni, dal Friuli all’Irpinia, dall’Abruzzo all’Emilia, non è mai accaduto nulla, le opere non hanno subito danni e non ci sono mai state interruzioni delle forniture.

    Lo stesso vale per i 20 impianti, tra stazioni di compressione e siti di stoccaggio, gestiti dall'azienda in tutta Italia.

  • Con quali criteri Snam realizza le sue opere?

    Le nostre opere sono considerate infrastrutture strategiche ai sensi delle Norme Tecniche di Costruzione del 2008, che danno indicazioni precise sulla definizione della risposta sismica locale italiana e sulle condizioni di verifica dell'infrastruttura in termini di geometria delle tubazioni, di resistenza della condotta interrata e delle caratteristiche delle trincee di posa. Le tubazioni in acciaio saldate hanno una resistenza molto buona nei confronti delle sollecitazioni indotte dai terremoti, come dimostrato anche dalla rilevante presenza di tubazioni interrate nelle aree più sismiche della terra, quali il Giappone e la California.

    Snam verifica sempre l'adeguatezza delle condotte interrate a resistere agli effetti di scuotimento sismico (shaking) secondo la più avanzata normativa americana (ASCE).

Per saperne di più su Rete Adriatica

  • Cos'è il progetto rete adriatica e qual è il suo scopo?

    Il progressivo decadimento della produzione nazionale di gas, già oggi inferiore al 10% del fabbisogno energetico del Paese, ha reso necessario progettare nuove infrastrutture di trasporto del gas naturale dai punti di entrata (importazioni via gasdotto e terminal GNL) verso le regioni d'Italia.

    Il progetto Rete Adriatica ha una valenza strategica per il sistema energetico italiano per le seguenti ragioni:

    - copertura del fabbisogno energetico del Paese nel medio-lungo termine attraverso l'incremento delle capacità dei punti di entrata della rete italiana;

    - individuazione sul versante adriatico di un nuovo corridoio alternativo al gasdotto Transmed, in esercizio sul versante tirrenico, per conferire maggiore sicurezza e affidabilità al sistema di trasporto del gas.

    Il nome "Rete Adriatica" è stato scelto da Snam per differenziare il progetto dal gasdotto "Transmed - Linea Tirrenica", costituito da due condotte di equivalente diametro poste sul versante tirrenico.

  • Si tratta del primo gasdotto che viene costruito in Abruzzo?

    No. Nella regione sono in esercizio oltre 1.000 km di rete nazionale dei gasdotti, e in Italia oltre 34.000 km, progettati secondo norme internazionalmente riconosciute, la cui realizzazione, in alcuni casi, risale ad alcuni decenni fa.

  • È vero che si tratta di un “mostro” lungo 700 chilometri che deturperà il paesaggio?

    No, è falso. Il progetto Rete Adriatica comprende cinque gasdotti (due dei quali già in esercizio) funzionalmente autonomi, totalmente interrati e invisibili, che non producono emissioni né rumori, del tutto simili agli altri 34.000 km di rete di trasporto già in esercizio in tutta Italia, 1.000 dei quali nel solo Abruzzo.

    Dopo la posa delle infrastrutture, Snam effettua interventi di ripristino che riportano gli ecosistemi alle condizioni originarie, spesso migliorandole.

  • Perché il progetto Rete Adriatica è suddiviso in cinque tratti distinti?

    Dal punto di vista tecnico-ingegneristico, Rete Adriatica è stata progettata individuando cinque tratti funzionalmente autonomi: ogni tratto è cioè in grado di svolgere la propria funzione indipendentemente dagli altri. Ciò consente di raggiungere obiettivi quali il potenziamento delle reti locali esistenti, l’aumento della flessibilità del sistema e un ulteriore miglioramento del livello di affidabilità.

  • Perché è stato individuato l’attuale tracciato?

    La scelta del tracciato risponde alla necessità di individuare corridoi di passaggio compatibili, sia dal punto di vista ambientale che urbanistico, con le caratteristiche dimensionali e con lo scopo dell’opera in progetto.

  • Sono state valutate alternative all’attuale tracciato?

    Gli studi di fattibilità del tracciato hanno esplorato tutte le ipotesi alternative e hanno individuato, in prossimità dello spartiacque appenninico, la migliore direttrice in termini di continuità, sicurezza e compatibilità ambientale. Sono stati viceversa esclusi, per cause ambientali, geologiche e urbanistiche i restanti corridoi valutati, incluso quello posto in prossimità della linea di costa Adriatica.

  • Quale impatto avrà il gasdotto sul territorio? Sarà visibile?

    A eccezione di alcuni determinati punti di linea (dove sono installate le valvole di intercettazione), le condotte Snam sono sempre completamente interrate e non producono impatti ambientali rilevanti durante la fase di esercizio. Più precisamente, non causano emissioni acustiche, inquinamento atmosferico e frammentazioni di habitat. Anche i tratti che compongono Rete Adriatica saranno interrati come lo sono, ad esempio, gli oltre 600 chilometri di gasdotti attualmente in esercizio in Umbria o gli oltre 1.000 km in Abruzzo.

    I lavori di posa del metanodotto interesseranno esclusivamente una fascia di terreno larga 28 metri nelle aree agricole e una di 18 metri nelle aree boscate. La trincea di scavo è normalmente profonda circa tre metri. 

    Lungo i tracciati dei metanodotti saranno eseguiti rimboschimenti per complessivi 47 ettari circa in corrispondenza di tutte le aree boscate e di vegetazione ripariale interessate dai lavori. Al fine di assicurare il completo attecchimento e l’adeguato sviluppo degli interventi di rivegetazione effettuati, Snam eseguirà periodiche operazioni di cure colturali, per un periodo complessivo di almeno 5 anni. L’area di passaggio ripristinata si presenterà come ambiente ri-vegetato sia nel piano erbaceo sia nel piano arbustivo e arboreo.

  • Quanto può dirsi compatibile quest'opera?

    Snam garantisce, con l’esecuzione di opportuni interventi di mitigazione e ripristino, il recupero delle condizioni naturalistiche e ambientali delle aree attraversate dai metanodotti. Snam opererà con l’obiettivo di preservare le condizioni originarie di fertilità dei terreni mediante la conservazione e la protezione dei suoli; sarà inoltre ripristinato il naturale deflusso delle acque superficiali, con opportune opere di regimazione volte anche a consolidare e a stabilizzare la fascia di terreno interessata dai lavori. 

    L’attraversamento dei principali corsi d’acqua sarà realizzato mediante la tecnica trenchless, che consente di posare le tubazioni in gallerie senza scavo a cielo aperto, evitando interferenze dirette con il suolo e la vegetazione, con l’assetto idrografico dei corsi d’acqua e con le diverse infrastrutture attraversate (strade, ponti, ferrovie ecc.). La tecnologia trenchless consente tempi e volumi ridotti di scavo e di cantiere, garantisce l’integrità delle opere preesistenti e ha un limitato disturbo sull’ambiente.

  • Rete Adriatica attraversa un territorio che alcuni considerano a rischio idrogeologico e sismico: perché è stato scelto questo tracciato?

    ll tracciato dei metanodotti è stato definito scegliendo i lineamenti morfologici e geologici più sicuri (fondovalle, terrazzi, dorsali, ecc.) e comunque lontani dalle aree interessate, anche solo potenzialmente, da dissesti idrogeologici o sismici. In sede progettuale sono stati naturalmente presi in considerazione gli effetti diretti di un sisma potenziale sulle tubazioni interrate, sottoponendo il metanodotto in progetto a verifica strutturale allo scuotimento sismico (shaking). I risultati di tali verifiche hanno evidenziato l’idoneità dello spessore della tubazione a sopportare le sollecitazioni trasmesse dal movimento transitorio del terreno durante l’evento sismico. In aggiunta, al fine di verificare le dimensioni della trincea di scavo e le caratteristiche granulometriche del materiale di riempimento è stato affrontato lo studio della risposta sismica locale, con riferimento alle più recenti normative in tema sismico.

    Le verifiche sono state effettuate tenendo conto delle condizioni più gravose e i risultati mostrano che l’amplificazione dinamica dei terreni non comporta particolari criticità sul metanodotto interrato.

  • Le infrastrutture di Snam possono essere danneggiate dai terremoti?

    Durante i sismi più importanti che hanno interessato l’Italia negli ultimi quarant’anni (Friuli 1976, Irpinia 1980, Umbria-Marche 1997-1998, Abruzzo 2009, Emilia 2012, Marche/Lazio/Umbria 2016) non si sono verificati danni alle condotte nelle zone interessate dagli eventi, né ci sono state interruzioni alle forniture, a differenza di quanto avvenuto per altri sistemi di trasporto di energia. Questo è dovuto all'ottima resistenza delle condotte saldate agli scuotimenti sismici e alla grande flessibilità dei metanodotti.

    Nel periodo che va da maggio a ottobre del 1976, il Friuli fu colpito da un’intensa sequenza sismica culminante in due scosse di elevata intensità, fino a una magnitudo 6,4. Il gasdotto Sergnano-Tarvisio attraversa l’area epicentrale e ha quindi subito lo scuotimento sismico massimo, senza tuttavia riportare alcun danno, come testimoniato dal fatto che il flusso del gas non fu interrotto, né subì perdite.

    In concomitanza della sequenza sismica del territorio aquilano (l’evento più forte è del 6 Aprile 2009, con magnitudo valutata 6,3) non è stato rilevato alcun tipo di danno né interruzione nelle forniture né perdite di gas dai metanodotti di Snam, tra i quali il Vasto-Rieti che attraversa le aree più intensamente colpite dal terremoto.

  • E’ vero che il gas trasportato attraverso l’Abruzzo finirà all’estero?

    No, è falso. Il rafforzamento delle infrastrutture di trasporto italiane, inclusa quella lungo la direttrice adriatica, non è semplicemente funzionale all’esportazione di gas verso altri mercati europei. Al contrario, restando l'Italia un Paese prevalentemente importatore, il progetto porterebbe benefici innanzitutto alle famiglie e alle imprese italiane, perché un sistema efficiente e in grado di attrarre più gas da diversi fornitori è la condizione necessaria per ridurre il costo dell’energia, e di conseguenza pagare bollette più basse.

    Snam non vende gas, ma è un puro operatore infrastrutturale regolato, a presidio delle attività di trasporto, stoccaggio e rigassificazione.

  • I risultati dei ripristini verranno adeguatamente monitorati?

    Le aree attraversate dalle infrastrutture del gas sono oggetto di monitoraggio da parte degli enti competenti, che valutano nel tempo i risultati conseguiti. Normalmente, i sopralluoghi delle commissioni di controllo hanno cadenza annuale e si concludono dopo un ciclo della durata di almeno 5 anni, sufficiente per verificare l’affrancamento della vegetazione arborea e delle condizioni ecologiche d’insieme. Alla luce di queste verifiche, gli enti coinvolti hanno sempre manifestato piena soddisfazione e apprezzamento per i risultati ottenuti.

Per saperne di più sull'impianto di Sulmona

  • Perché un nuovo impianto di compressione a Sulmona?

    L’impianto di compressione di Sulmona è funzionale al trasporto sulle dorsali della rete nazionale - e alla successiva distribuzione nelle reti regionali - dei quantitativi di gas previsti dai punti di entrata a sud (25 milioni di metri cubi standard al giorno) e dei quantitativi giornalieri aggiuntivi previsti per il campo di stoccaggio di Fiume Treste nei pressi di Cupello (Ch), che per volumi di stoccaggio e capacità di punta è il primo in Italia. 

    La configurazione del tracciato del gasdotto Rete Adriatica e i calcoli idraulici di assetto della rete hanno reso necessaria la collocazione dell’impianto di compressione a Sulmona, dove già transitano i gasdotti appartenenti al Transmed.

  • Quanto sarà impattante sull'ambiente circostante l'impianto di Sulmona?

    In Italia sono attualmente già attivi lungo la rete di trasporto Snam 20 tra impianti di compressione e siti di stoccaggio del gas. Si tratta di infrastrutture sicure e a basso impatto ambientale, che in nessuno degli eventi sismici succedutisi in Italia sono mai stati danneggiati, al pari dell’intera rete di gasdotti. 

    L’area interessata dall’impianto di Sulmona sarà circa di 12 ettari, di cui soltanto 4 ettari con impianti fuori terra, mentre i rimanenti 8 saranno destinati a verde. L’area è stata acquistata da Snam tramite accordi bonari con i proprietari.

  • E’ vero che la centrale di Sulmona inquinerà ed emetterà polveri sottili?

    No, è falso. I principali enti e istituti di ricerca ambientale nazionali e internazionali considerano le emissioni di polveri degli impianti di compressione del gas naturale pari a zero o comunque talmente trascurabili da essere considerate nulle.

    Le turbine a gas dell’impianto sono dotate di bruciatori a basse emissioni1 del tipo Dry Low NOx (DLN), in linea con la migliore tecnologia attualmente disponibile sul mercato internazionale. A tale tipologia di turbine sono associati livelli di qualità dell’aria con concentrazioni al suolo 25 volte inferiori per NOx (ossidi di azoto) e 100 volte inferiori per CO (monossido di carbonio) rispetto ai valori limite prescritti dalla norma vigente, tenendo in considerazione sia la conformazione del territorio sia le caratteristiche meteoclimatiche dell’area (compresi i ristagni dell’aria).

    Il gas naturale costituisce una fonte di energia a basso impatto ambientale. Non è un caso che, al netto delle differenze tecnologiche dei motori in questione, nella quasi totalità dei blocchi del traffico nelle città a causa dell'elevata concentrazione di polveri nell'aria, le auto alimentate a gas metano possono circolare liberamente.

     


    1 Secondo gli standard previsti dal Decreto Ministeriale del 01.10.2008, che ha recepito nell’ordinamento italiano il documento del Luglio 2006. << Reference Document on Best Available Techiniques for Large Combustion Plants>>

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ultimo aggiornamento
12 aprile 2018 - 16:09 CEST